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© scandurrastudio
selected projects

Il progetto si pone come obiettivo principale quello di mettere in relazione il miglioramento della qualità urbana con il miglioramento dei rapporti di condivisione degli spazi residenziali privati, degli spazi pubblici e la relazione tra di essi.
Spostare l’attenzione sulla qualità della relazione tra spazio privato e spazio pubblico. Il progetto individua e studia il fenomeno della coabitazione dello spazio, la condivisione dei luoghi a tutti i livelli di relazione tra abitanti, questo per porre l’attenzione sui fenomeni e le matrici all’origine della qualità dell’abitare.
Ci si chiede in che occasioni e situazioni spaziali private e pubbliche, abitanti diversi tra loro per provenienza, età, interessi possano condividere lo spazio fisico, e con quale grado di coinvolgimento?
Quali qualità specifiche deve avere uno spazio per consentire una condivisione/ coabitazione? E come costruire e incentivare la sensazione di comunità attraverso la forma e la qualità dello spazio? Come e in che direzione può, la cultura dell’abitare, dirigersi per promuovere nuove forme di coabitazione dello spazio e per instaurare fenomeni di convenienza sociale?
Quali fattori determinano il senso di appartenenza nell’uso di uno spazio pubblico, e come intervenire sullo spazio per garantire il senso di sicurezza, di supervisione, di accessibilità? Come delineare le caratteristiche di diversi gradi di privacy, le condizioni in cui possono avvenire degli scambi con l’esterno, in quale misura, quali qualità auspicabili per sentire uno spazio come proprio?
Quali sono i fattori e le qualità dello spazio che possono generare stili di vita che concorrano al fine di uno sviluppo sostenibile sociale e del territorio?
Per procedere è necessaria una riflessione sul significato di pubblico e privato, collettivo e individuale, termini che riportati nello spazio fisico si traducono in qualità legate all’accessibilità, al senso di appartenenza, alla privacy, alla proprietà e alla supervisione dei luoghi.
© scandurrastudio
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Il progetto si pone come obiettivo principale quello di mettere in relazione il miglioramento della qualità urbana con il miglioramento dei rapporti di condivisione degli spazi residenziali privati, degli spazi pubblici e la relazione tra di essi.
Spostare l’attenzione sulla qualità della relazione tra spazio privato e spazio pubblico. Il progetto individua e studia il fenomeno della coabitazione dello spazio, la condivisione dei luoghi a tutti i livelli di relazione tra abitanti, questo per porre l’attenzione sui fenomeni e le matrici all’origine della qualità dell’abitare.
Ci si chiede in che occasioni e situazioni spaziali private e pubbliche, abitanti diversi tra loro per provenienza, età, interessi possano condividere lo spazio fisico, e con quale grado di coinvolgimento?
Quali qualità specifiche deve avere uno spazio per consentire una condivisione/ coabitazione? E come costruire e incentivare la sensazione di comunità attraverso la forma e la qualità dello spazio? Come e in che direzione può, la cultura dell’abitare, dirigersi per promuovere nuove forme di coabitazione dello spazio e per instaurare fenomeni di convenienza sociale?
Quali fattori determinano il senso di appartenenza nell’uso di uno spazio pubblico, e come intervenire sullo spazio per garantire il senso di sicurezza, di supervisione, di accessibilità? Come delineare le caratteristiche di diversi gradi di privacy, le condizioni in cui possono avvenire degli scambi con l’esterno, in quale misura, quali qualità auspicabili per sentire uno spazio come proprio?
Quali sono i fattori e le qualità dello spazio che possono generare stili di vita che concorrano al fine di uno sviluppo sostenibile sociale e del territorio?
Per procedere è necessaria una riflessione sul significato di pubblico e privato, collettivo e individuale, termini che riportati nello spazio fisico si traducono in qualità legate all’accessibilità, al senso di appartenenza, alla privacy, alla proprietà e alla supervisione dei luoghi.
© scandurrastudio
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© scandurrastudio
Il progetto vuole portare alla luce l’identità e la vocazione del luogo: esistono materiali urbani estremamente diversi che costruiscono il sistema degli spazi pubblici di La Spezia.
Il fronte mare, dove i giardini pubblici corrono parallelamente alla costa, dove la città ottocentesca disegna giardini urbani di siepi all’italiana; la collina, memoria del luogo, tagliata per dare spazio alla città ottocentesca, emerge dai profili ed è sfondo delle quinte urbane parallele al mare, si fa sentire sino nella piazza con gli arrivi delle scale e dei percorsi che di risalita. Le “sensazioni geografiche” che riportano all’origine del luogo diventano il materiale da lavorare per elaborare la particolare identità di questa piazza.
Tutte le parti del progetto sono elementi distinti di un dispositivo visivo e comportamentale che, trasformati in personaggi si dispongono sulla piattaforma metafisica.
Si vuole fare chiarezza, fare spazio, dare al luogo la possibilità di reinventarsi. Lavorare sul vuoto come territorio delle configurazioni possibili, del variabile e mutevole. Costruire un vuoto presente”acceso” che sia il luogo delle emozioni degli uomini. Il luogo, lo spazio delle persone, i comportamenti accennati, suggeriti, sono le conseguenze di un’attenzione verso le cose, di uno sguardo sull’intimità dello spazio che diventa plateaux di corpi e pensieri e relazioni e sguardi.
© scandurrastudio, carsten nicolai
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© Bart H.
L’allestimento costruisce un insieme sovrapposto di pensieri e immagini, un singolo elemento tridimensionale assunto come cellula si moltiplica, a diverse scale, nello spazio per costruire una struttura “immensa” reticolare e aerea. Supporto per un insieme sovrapposto di pensieri che scorrono, un archivio mentale di progetti costruiti. Un sistema spaziale complesso costruito da elementi semplici moltiplicati. La porosità della struttura si espande nello spazio ne riempie il vuoto come materializzazione di una matrice spaziale.
Lo spazio è marcato da una sottile rete di linee, una matrice digitale che prende consistenza per parti dove necessaria condensandosi attorno alle immagini . L’allestimento è la materializzazione di questa matrice, i supporti per immagini e modelli sono la struttura del vuoto che si rende visibile. Qui le immagini riconquistano il loro statuto evocativo, la loro immaterialità.
L’esposizione dei progetti è preceduta da una stanza di decompressione , che mostra una raccolta di immagini sul paesaggio italiano, un prologo che annuncia alle trasformazioni che l’architettura compie sul territorio.
© Filippo Romano
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La nuova sede della Zurich Italia è inserita nel masterplan per le aree ex Carlo Erba, un tempo destinate alla produzione industriale sostanzialmente interna all’isolato, fisicamente recintato rispetto alla città e non attraversabile. L’opportunità di aprire questo perimetro e di far fluire all’interno il tessuto urbano ha fortemente condizionato ogni scelta progettuale: l’intero insediamento viene pensato permeabile, parte integrante del parco, l’interno pubblico dell’area uno spazio non solo di arrivo ma anche di attraversamento, dove lo spazio collettivo pubblico si ibrida con quello privato. Il basamento è pensato come brano di paesaggio, attraversa fluidamente il soprastante volume, integrando gli spazi destinati ad archivio e le funzioni a più stretto contatto con la strada, in un sistema articolato di percorsi che conducono al grande vuoto centrale, un giardino con alberi ad alto fusto sovrastato dalla corte interna. Un ordine gigante di pilastri sostiene direttamente il primo solaio che è quello della piazza sopraelevata, una grande terrazza che si affaccia sul giardino e concentra le funzioni comunitarie aziendali. I volumi che accolgono gli uffici sono pensati per ottimizzare le percentuali di spazio destinato alla distribuzione in relazione alla superficie utilizzabile. Il corpo più alto a ovest si confronta con la grande dimensione del parco, è la facciata principale: una sala di rappresentanza coperta con una struttura geodetica conclude il volume come una lanterna verso il centro della città richiama l’idea di un riferimento urbano e di un luogo da cui osservare. L’edificio è un ibrido tipologico, un edificio a basamento e un edifico su pilotis, un impianto che abbina l’incisività e la misura volumetrica dei corpi a stecca con la calma della corte interna e la lievità di un oggetto sollevato e trasparente con la rudezza del grande oggetto “naturale” sospeso.

The new headquarters of Zurich Italia is inserted in the masterplan for the former Carlo Erba areas, once used for industrial production substantially confined within the block, physically fenced off from the city and not traversable. The opportunity to open up this perimeter and to make the urban fabric flow into it has heavily conditioned every design choice: the entire settlement is conceived as permeable, an integral part of the park, the public interior of the area as a space not just of arrival but also of passage, where the communal public space hybridizes with the private. The base is designed as a piece of landscape, passing fluidly through the volume above, integrating the spaces to be used as an archive and the functions in closer contact with the street, in a complex system of routes leading to the large empty space at the center, a garden with tall trees overlooked by the inner courtyard. A gigantic order of pillars supports directly the first floor slab, which is that of the raised plaza, a large terrace facing onto the garden and housing the company’s community functions. The volumes that house the offices are designed to optimize the proportion of space set aside for distribution in relation to the usable area. The highest block to the west faces onto the large scale of the park and is the main façade: a reception facility roofed with a geodetic structure concludes the volume like a lantern toward the center of the city, evoking the idea of an urban landmark and a place from which to observe. The building is a typological hybrid of a building with a base and a building on stilts, a layout that combines the incisiveness and contained volumes of ribbed blocks with the calm of the inner courtyard and the lightness of a raised and transparent object with the ruggedness of the large and suspended “natural” object
© Filippo Romano

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Il piccolo edificio è l’unione di un auditorium e di una particolare sala riunioni. La sala a base trapezioidale è costituita da un volume irregolare troncopiramidale adagiato che riproduce l’andamento di un cono visivo. Visto dall’esterno l’edificio ha la forma della macchina stessa non dissimula la sua funzione la gradonata del pubblico, il restringersi verso l’oratore danno forma al volume. Una solidificazione delle linee di un cono prospettico. L’auditorium diventa macchina del vedere e dell’ascoltare.
Il lato grande della sala lascia entrare la luce naturale, il lato piccolo è il luogo delle proiezioni , delle immagini digitali. Una serie di quadri prospettici, superfici ottiche e diaframmi tagliano la luce che si deposita e si trasforma in immagine. Le pareti e il soffitto della sala riproducono una dissolvenza dalla luce bianca al nero del buio come in una distorsione e forzatura prospettica della luce, l’iper atto di vedere con l’iper atto di non vedere mescolati.

The small building is the union of an auditorium and a distinctive meeting room. The room with a trapezoidal base consists of an irregular volume in the form of a truncated pyramid placed on its side that reproduces the shape of a visual cone. Viewed from the outside the building has the form of the stage machinery itself. The tiers of seating for the public do not conceal their function. The narrowing toward the speaker gives shape to the volume. A solidification of the lines of a perspective cone. The auditorium becomes a machine for seeing and listening.
The long side of the hall lets in natural light, while the short side is used for the projection of digital images. A series of perspective grids, optical surfaces and diaphragms cut the light that is deposited and turned into image. The walls and ceiling of the auditorium reproduce a fade from white light to the black of the darkness as if in a perspective distortion and forcing of the light, so that the hyper-act of seeing is mixed with the hyper-act of not seeing.
© Filippo Romano
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Oggetti sollevati, emersioni e immersioni geografiche, orografia ridisegnata che costruisce il territorio dichiarando la sua appartenenza all’unico satellite di cui abbiamo il dominio,la terra.
Micro solchi e micro dislivelli misurano e restituiscono “naturalezza” al terreno segnano i passi e rallentano lievemente le ruote delle automobili, la terra si fa sentire.
Uno spazio in parte ipogeo che emerge e si apre al cielo con porzioni senza copertura, uno spazio sotterraneo ma esterno, il cielo guardato da sottoterra. Ci rivolgiamo direttamente alle radici dei luoghi confrontandoci con una emergenza dello spazio che cerca significati per diventare collettivo e condiviso.
Immaginiamo le torri d’acqua di Louis Barragan come segni totemici di civiltà lontane , immagini parlanti , una convocazione che chiama a sé. Il raduno di coraggiosi esploratori che dovranno organizzarsi per dare vita alle domande di una nuova comunità. In questa convocazione ci si muove su un territorio vuoto naturale appena accidentato dalle forze e dalle energie naturali che hanno mosso scavato solcato la terra.
Ritrovare un legame radicato con il territorio che per ora è solo indicato le energie verticali di una natura ancestrale e distante intoccabile sono coinvogliate assorbite dal territorio, le frequenze recepite dalle antenne d’acqua e cemento di Barragan finalmente mandano in onda il segnale la messa a terra delle forze ricevute corrisponde ad uno spazio della domanda dove si accolgono gli esploratori chiamati a raduno, non più metafora ma tutto vero.

Raised objects, geographical emersions and submersions, a designed orography that builds the territory declaring its belonging to the only satellite we can govern, i.e. the earth.
Micro-drills and micro-gradients measure the ground and give back "naturalness" to the ground itself, they mark the steps and slightly slow down the wheels of cars: ground makes itself heard. A partly underground space that emerges and opens to the sky through uncovered parts, an underground yet external space, the sky seen from underground. We turn directly to the roots of places facing an emerging of the space which seeks meanings to become collective and be shared.
We imagine the water towers of Louis Barragan as totems of ancient civilizations, talking images, a meeting calling to itself. The assembling of brave explorers who need to organize themselves in order to give birth to the questions of a new community. Within this assembling you stir on an empty natural space, scantily uneven because of the natural impulses and forces that moved, dug, ploughed the ground.
You recover a link rooted in the territory which for now is only shown. The vertical impulses of an ancestral, distant and untouchable nature are conveyed and absorbed by the territory. The frequencies picked up by the water and concrete antennas of Barragan finally broadcast the signal. The earth terminal of these forces corresponds to the sphere of a question where the explorers are received to assemble, no more a metaphor but the true reality.
© scandurrastudio
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TESTA stereometria del pensiero
Palladio scolpisce il pensiero
Le sue architetture sono poco al di fuori e poco più che se fossero rimaste all'interno della sua calotta cranica.
Visioni solide moltiplicate su piani in sequenza così fitti da subire la forza di gravità.
Matematica dei pensieri che diventano materia.

HEAD stereometry of thought
Palladio carves thought.
His buildings are little more than thoughts in his mind.
3D visions multiplied in a sequence of layers, so close together to be subject to the force of gravity.
The mathematics of thoughts becoming matter.
© scandurrastudio
Royal Academy
Andrea Palladio: Through the eyes of contemporary architects
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Intendiamo il viaggio come confronto con culture diverse. Contemporaneamente l’esperienza dal vivo di una realtà differente e l’acquisizione di saperi, di culture, di forme, di esistenza.
Nel viaggio queste due forme di apprendimento si intrecciano, le differenze si assottigliano fino ad annullarsi: l’esperienza come vissuto sensoriale, osservazione e pratica.la conoscenza come acquisizione di nozioni che arricchiscono il personale bagaglio culturale.
La condizione immersiva in una realtà nuova e sconosciuta della persona che si lascia alle spalle consuetudini e intraprende un’esperienza formativa.
Si attraversano ambiti tra loro opposti ma intimamente legati, natura e architettura, si intrecciano percorsi paralleli, l’esperienza attraverso il paesaggio italiano e la conoscenza della tecnologia, l’insieme dei saperi che hanno reso possibile trasformare la pietra ad un alto livello di raffinatezza.
La mostra d’immagine e i sentieri della pietra sono un viaggio in italia, comprendono in sé l’esperienza e la conoscenza della pietra.
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Il Bookshop della Scala è caratterizzato da una gerarchia semplice di esposizione, lo spazio è facilmente fruibile ma con un carattere perturbante, offre uno scambio dinamico tra il teatro e la città.
Si privilegia l’apertura dello spazio smaterializzando i supporti per esaltare il contenuto, ampliando la scala dimensionale dell’interno con riflessi e moltiplicazioni.
Gli arredi sono disposti per guidare il visitatore in una sorta di promenade all’interno del catalogo musicale, una lunga libreria crea il fondale per chi entra dalla strada e prospettiva verso la porta che conduce al foyer, il grande banco reception, consente di controllare gli spazi del piano, un monitor guida verso la scala che conduce alla sala di ascolto al piano inferiore.
La sala è pensata per accentuare la naturale vocazione intima dell’ascolto e della visione: come una scatola magica, assume diverse qualità spaziali in variazioni di luce e in configurazioni possibili degli arredi, grazie al semplice scorrimento di pannelli, inseguendo un’ambientazione emotiva che riconduca alla teatralità del luogo.

The bookshop at La Scala is characterized by a simple hierarchy of display. The space is easy to use but has a disturbing character. It offers a dynamic exchange between the theater and the city.
Emphasis is placed on opening up the space, dematerializing the supports to enhance the content and expanding the dimensional scale of the interior with reflections and multiplications.
The fittings are arranged in such a way as to guide visitors on a sort of tour of the musical catalogue. A long bookcase forms the backdrop as they enter from the street and a vista toward the door leading into the foyer; the large reception counter makes it possible to keep an eye on all the spaces of the floor; a monitor guides people toward the stairs that lead to the listening room on the floor below.
The room is designed to accentuate the natural intimacy of listening and looking: like a magic box, it takes on different spatial qualities with variations in the light and in the possible configurations of the fittings, thanks to the use of simple sliding panels, in pursuit of an emotional setting that is suited to the theatricality of the location.
© scandurrastudio
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L'allestimento della mostra è uno strumento per il viaggio nella mente di Carlo Scarpa, una macchina per guardare che mette in relazione l'osservatore con l'orizzonte della mostra, che è quello dell'origine, della ricerca di senso, dei rituali della creazione. Su un binario idealmente senza un inizio e una fine, i disegni di Carlo Scarpa possono slittare, variando il punto di vista e lasciando aperte le possibili sequenze ("io non finisco mai i miei lavori") ma anche sovrapporsi, conservando la memoria del progettare con le veline, per layer successivi. Il continuo slittamento tra osservatore e osservato ci pone in uno stato incerto, indeterminato che corrisponde alla modalità con cui Scarpa inizia la sua ricerca: dovendo dare forma al proprio mondo, il progetto diventa un procedimento critico, una ricerca, una struttura aperta che riconsidera perché le cose esistono. Sulle pareti, un paesaggio mentale: le immagini di quadri che Scarpa conosceva per averli allestiti in mostre e musei, parzialmente velati ad isolare frammenti di paesaggio, di forme o campiture di colori; video di quattro elementi: il fuoco delle vetrerie di Murano, l'acqua della laguna, l'oro che si fonde nel crogiolo, e la pietra delle cave in galleria nelle colline vicentine; videointerviste degli autori contemporanei.

The design of the exhibition is intended to serve as a guide on a journey through the mind of Carlo Scarpa, a machine for looking that puts the visitor in touch with the framework of the exhibition, which is that of the origin, the search for meaning, the rituals of creation. Following a track that ideally has no beginning and no end, Carlo Scarpa’s designs can drift, varying the point of view and leaving the possible sequences open (“I never finish my works”), but also be superimposed, preserving the memory of the time when plans were drawn on transparent sheets of paper, in successive layers. The continual shift between observer and observed places us in an uncertain, indeterminate state that corresponds to the mode in which Scarpa begins his research: having to give form to its own world, the project becomes a critical process, a research, an open structure that reconsiders why things exist. On the walls, a mental landscape: images of pictures with which Scarpa was familiar from having designed the displays for them in exhibitions and museums, partially veiled to isolate fragments of landscape, of forms or fields of color; videos of four elements: the fire of the Murano glassworks, the water of the lagoon, gold melting in a crucible, and the stone of quarry shafts in the hills around Vicenza; video interviews with contemporary architects and artists.
© Pino Guidolotti
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Il progetto interviene a diverse scale, sulla facciata, negli spazi comuni di accesso e del giardino interno e nella creazione di un piano attico destinato ad abitazione. Luce naturale , artificiale, riflessi, i materiali, lavorano in accordo per penetrare l’edificio attraversandolo e dando estrema importanza alla presenza della natura sul retro: l’edificio perde la sua opacità e si trasforma in recinto di un habitat nascosto e prezioso.
Gli appartamenti sono pensati come ville con patii, su due livelli: il primo delimitato e chiuso, il secondo all’aperto con verande in continuità con l’appartamento e diaframmi che danno la possibilità di costruire una privacy in relazione alle viste. Le abitazioni sono aperte sul paesaggio sui bordi e al centro della pianta, con parti di soletta forata che mettono in collegamento il piano di ingresso con le serre e terrazze al piano superiore: nelle possibili configurazioni previste lo spazio centrale diventa una piccola corte interna, un patio all’aperto con vegetazione e piccole attrezzature, distribuisce e divide la zona giorno dalla zona notte, collega la zona pranzo e cucina con una terrazza o loggia.
La struttura delle pergole, telai e pensiline che coinvolgono le terrazze superiori, inferiori e i volumi di nuova edificazione disegnano un paesaggio svuotato leggero che ricorda altane e giardini pensili.

The project intervenes on several scales, on the façade, in the common spaces of access and the internal garden and in the creation of an attic story to be used as a residence. Natural and artificial light, reflections and materials work together to penetrate the building, passing through it and giving extreme importance to the presence of nature at the rear: the building loses its opaqueness and is transformed into the enclosure of a hidden and precious habitat.
The apartments are conceived as villas with patios, on two levels: the first bounded and enclosed, the second in the open with verandas extending the apartment and screens that make it possible to create private areas in relation to the views. The apartments are open onto the landscape at the edges and the center of the plan, with perforated parts of floor slab that establish a connection between the entrance floor and the conservatories and terraces on the upper floor: in the possible configurations envisaged the central space becomes a small inner courtyard, a patio open to the sky with vegetation and small equipments that connects and divides the day zone from the night zone, linking the dining and cooking area with a terrace or loggia.
The structure of the pergolas, frames and canopies on the upper and lower terraces and the newly constructed volumes delineate a light and hollow landscape that is reminiscent of roof terraces and gardens.
© scandurrastudio
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© Pino Guidolotti
Le luci, i colori, i materiali riconducono a interni riconoscibili. L’effetto dell’accoglienza e la sua regia sono resi evidenti, diventano il tema portante e aperto. Progettare e costruire lo spazio come continuo elemento centrale che lascia aperte possibilità, collaborazioni, intrusioni che completano il processo e lo modificano. La proposta è in divenire, la sua indeterminazione è la sua forza.
Uno spazio in costruzione assemblabile attraverso il lavoro di montaggio dell’osservatore che trova la quiete di ambienti accoglienti ma composti da elementi separati, come muovendosi all’interno di un’idea di “luogo accogliente” rappresentata dai suoi elementi, smontati. Il tema delle cornici, delle inquadrature del paesaggio , delle decorazioni come sfondamenti prospettici dello spazio, dei quadri prospettici come elementi che danno dimensione e qualità ad un interno abitato.

The lights, colors and materials are traced to recognizable interiors. The effect of the reception and the way it is handled are made evident, becoming the main and open theme. Designing and constructing the space as a continuous central element that leaves open possibilities, collaborations and intrusions that complete the process and modify it. The proposal is evolving, its indeterminacy is its strength.
A space under construction that can be assembled through an effort of montage on the part of the observer, who finds the calm of settings that are pleasant but made up of separate elements, as if moving around within an idea of a “welcoming place” represented by its dismantled elements. The themes of borders, framing of the landscape, decorations as trompe-l’oeils that break through space and perspective paintings as elements that give dimension and quality to an inhabited interior.
© Pino Guidolotti
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© Pino Guidolotti
Il tratto finale di via Piranesi si dissolve in uno spazio aperto destrutturato. Il valore potenziale di questo luogo è individuato nei vuoti e retri che si affacciano sulla strada, giardini privati, campi da gioco, la scuola immersa nel verde, gli alberi presenti all’interno dell’area che con le loro chiome chiudono e interrompono la vista degli edifici esistenti e manifestano lo spazio aperto e vuoto interno al lotto.
Il complesso viene pensato come un insieme di parti e funzioni a contatto con la città in maniera più o meno diretta che inducono interconnessioni possibili tra le parti al loro interno e nuovi modi di abitare i luoghi, tre grandi insiemi che corrispondono al blocco orizzontale del basamento, al complesso terziario e all’albergo.
Il basamento è la continuazione fisica del marciapiede, estendendo e sollevando lo spazio calpestabile attraverso l’intero lotto. Al di sotto di tale livello un grande edificio a piastra distribuisce le funzioni comunitarie del complesso terziario, prendendo aria e luce dal bordo e da grandi aperture centrali.
Negli uffici, la qualità abitativa dei luoghi di lavoro, la possibilità di variazioni e riconfigurazioni interne e il massimo sfruttamento delle superfici portano al disegno di una pianta semplice predisponendo i flussi all’interno dell’edificio in un rete che renda possibile uno scambio informale tra gli abitanti dell’edificio.
L’albergo è pensato non solo nell’ospitalità delle camere da letto ma anche nel sistema di funzioni che creano il sistema accoglienza, luoghi di ritrovo e apertura alla città.

The final section of Via Piranesi dissolves into an open, structureless space. The potential value of this location is identified in the gaps and the rears of buildings that face onto the road: private gardens, playing fields, the school immersed in greenery and the trees present inside the area, whose foliage encloses and interrupts the view of the existing buildings and reveals the open and empty space inside the lot.
The complex is conceived as a set of parts and functions more or less directly in contact with the city that induce possible interconnections between the parts inside them and new ways of inhabiting places, three large ensembles that correspond to the horizontal block of the base, the service complex and the hotel.
The base is the physical continuation of the sidewalk, extending and raising the walking space throughout the lot. Underneath this level a large slab building distributes the community functions of the service complex, taking air and light from the edge and from large central openings.
In the offices, the habitable quality of the workplaces, the possibility of internal variations and reconfigurations and the maximum exploitation of the surfaces have led to the design of a simple plan, organizing the flows inside the building into a network that makes possible an informal exchange between the building’s occupants. The hotel is conceived not only in terms of the hospitability of the rooms but also in those of the set of functions that create the accommodation system, meeting places and opening to the city.
© scandurrastudio
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L’atteggiamento del progetto è quello di pensare all’area come a un grande parco che racchiuda le occasioni e le vocazioni esistenti e integri i nuovi insediamenti all’interno di un’offerta di spazio aperto, il più possibile pubblico e attraversabile. Un parco che al suo interno costruisca quel sistema complesso di relazione tra le parti sia fisiche che temporali, che costruisca relazioni tra diversi tipi di abitanti e utenti, eventi, sport, tempo libero oltre che l’insediamento di circa 10.000 nuovi abitanti.
Parco San Siro vuole rendere più chiara e leggibile l’area, più trasparente e pubblica per stimolare il senso di appartenenza a questo territorio.In conseguenza alla mancanza di un vero dimensionamento urbanistico e sulla base delle premesse vengono indicate delle proposte che contribuiranno alla costruzione di parco San Siro:
I CAPOSALDI_ La fitta maglia ortogonale attuata dal piano Albertini si interrompe attorno all’area in una serie di punti, piazze che saranno i caposaldi di unione con il parco San Siro
LA PARKWAY AD ANELLO_ la costruzione di una parkway ad anello a partire dal primo tratto esistente del QT8 di Bottoni e la riconduzione di questo anello a sistema strutturante dell’intera area
IL BOULEVARD_ asse di penetrazione e distribuzione del trasporto che raccoglie i caposaldi a sud dell’area e diventa Il boulevard dei servizi,un accesso diretto all’area degli stadi
GLI STADI_ gli stadi possono attestarsi sia sull’anello centrale che sul boulevard tangente, con l’obiettivo di gestire diversi tipi di flussi
LE CONDENSAZIONI_ La volumetria costruita si condensa sulle strutture urbane generate dai caposaldi e dall’anello parkway; saranno agglomerati aperti attraversabili ma condensati in punti. Quindi l’area manterrà la sua qualità di spazio aperto con un orizzonte unitario
LA GEOGRAFIA_ Si vuole garantire la continuità biologica e geografica degli spazi aperti e la formazione dei canali territoriali che lasceranno penetrare lo spazio aperto e verde il più possibile all’interno della città
© scandurrastudio
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Un sistema produttivo dell’ecologia inteso non solo come di minimo impatto sull’ambiente ma economicamente vantaggioso, realizzabile con tecnologie sperimentate che attivino un sistema a partire dall’agricoltura mirata, trasformazione dei fanghi cloacali in metano, di plastiche in granuli per l’industria, dei prodotti organici in humus, la zootecnica e trasformazione dei rifiuti caseari per la cosmetica e la farmaceutica. La proposta gerarchizza le funzioni indicate con strutture urbane e costruisce un parco scientifico, con l’idea di una “ecologia produttiva” dove il rapporto con il contesto coinvolge l’intero territorio con nodi e impianti legati alle infrastrutture. Un laboratorio di eccellenza di interesse internazionale.

An environmentally-friendly system of production in the sense not just of having a minimal impact on the environment but also of being economically advantageous, realizable with proven technologies that activate a system based on targeted agriculture, the conversion of sewage sludge into methane, plastics into granules for industry and organic products into humus, livestock and the processing of dairy waste for cosmetics and pharmacology. The proposal is to hierarchize the functions indicated with urban structures and construct a science park, with the idea of a “productive ecology” where the relationship with the context involves the entire territory with nodes and systems linked to the infrastructures. A center of excellence of international significance.
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© Paolo Rosselli
Partendo dal paradosso di rendere materiale l’immateriale, che unisce la necessità espositiva di separare gli ambiti luminosi di ogni lampada e la volontà di non chiudere lo spazio in celle/stanze, prende inizio una sequenza di espedienti legati tra loro da inevitabili giochi tra contrari.
La fisicità dello spazio acquista una strana consistenza apparentemente solida ma fragile nella sua costituzione, spazio opaco/chiuso ma completamente attraversato dalla vista, trasparente. Il luogo del vuoto dove le trasformazioni sono possibili, luogo alchemico della trasformazione.

Starting out from the paradox of making the immaterial material, which unites the display requirement of separating the luminous settings of each lamp and the desire not to break up the space into cells/rooms, the design comprises a sequence of devices linked together by an inevitable interplay of opposites.
The physicality of the space acquires a strange consistency that is apparently solid but fragile in its constitution, an opaque/closed space but completely open to view, transparent. The empty place where changes are possible, the alchemical place of transformation.
© scandurrastudio
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SUPERFICIE/CONFINE_ Una stanza rivestita a metà da uno strato inciso da immagini e fori a forma di parole. Parole come maschera della realtà spazio come maschera del vuoto.
VUOTO_ Stanza satura di luce rossa, neon, camere di compensazione sospese dove entrare con la testa/faccia per vedere immagini che scorrono in montaggi video su schermi LCD.
VOLTI_ Il tempo è la narrazione, lo spazio è la seduzione. Negli schermi scorre il tempo dei fotogrammi scattati sull’autostrada di volti sfuocati di osservatori in movimento. Ambito notturno e seducente ciò che cela e ciò che è celato atto deduttivo nel film dell’autostrada, un display di cristalli liquidi, superficie di luce sensibilizzata e reattiva. Identità notturne luoghi attraversati dimensione liquida.
MASCHERE_ La dimensione rituale e spettacolare è legata alla presenza dell’osservatore, egli entra nelle camere sospese e nell’atto di guardare incarna il volto cioè lo sguardo celato dalla maschera. Lo spazio emotivo del travestimento dell’apparenza. Togliersi di torno, rendersi invisibili dietro a un dito come una volontà schizoide di esplosione e moltiplicazione dell’identità e dei luoghi.
PAESAGGIO_ Paesaggio visibile e paesaggio invisibile, moltiplicati e slittanti, in una percezione della realtà che muta continuamente di identità una trans-realtà che si ibrida costantemente con i nostri stati mentali. Moltiplicazione infinita di scatole paesaggio, vedute di mondi possibili, involucri vibranti come strumenti, superfici di risonanza.
© Filippo Romano
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© Pino Guidolotti
La centrale termoelettrica a ciclo combinato del gruppo Sorgenia è inserita nella vallata produttiva del consorzio industriale di Termoli. Il nuovo insediamento tecnologico rappresenta un’occasione per pensare una nuova configurazione dell’intera area. La nuova centrale è inclusa in un atollo verde che ne diluisce la presenza nel paesaggio, le colline circostanti proseguono e entrano nell’insediamento costruendo una forte relazione paesaggistica che dovrà condizionare ogni futuro intervento nell’area. I camini come landmark, fuoco visivo e riferimento territoriale, gerarchizzano l’area rendendone leggibile la distribuzione delle presenze produttive, la generazione dell’energia. L’intervento, in un contesto complesso con edifici di carattere industriale porta ad una serie di valutazioni, ipotesi e strategie di progetto. L’architettura della centrale assume sempre più valore e non dissimula le caratteristiche tecnologiche del manufatto ma piuttosto le integra e ne valorizza le potenzialità di scala. La dimensione delle apparecchiature offre la possibilità di dialogo con il paesaggio più prossimo e di generare rapporti di scala con il territorio, orientamento, gerarchizzazione e rilettura delle attività dell’area.

The combined cycle thermal power plant of the Gruppo Sorgenia is set in the valley where the production facilities of the industrial consortium of Termoli are located. The new technological installation represents an opportunity to come up with a new configuration for the entire area. The new plant is included in a green atoll that dilutes its presence in the landscape. The surrounding hills extend into the settlement, constructing a strong relationship with the landscape that should condition any future intervention in the area. As landmark, visual focus and territorial reference, the chimneystacks hierarchize the area by making legible the distribution of the production facilities and the generation of energy. The intervention, in a complex context with buildings of an industrial character, has led to a series of evaluations, hypotheses and strategies of design. The architecture of the plant takes on increasing value and does not disguise the technological characteristics of the construction but integrates them and makes the most of the potentialities of scale. The dimension of the facilities offers the possibility of dialogue with the nearby parts of the landscape and generating relations of scale with the territory, along with orientation, hierarchization and reinterpretation of the area’s activities.
© Sorgenia
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L’area ex Carlo Erba si trova nella prima periferia milanese in prossimità della seconda circonvallazione collegata con il centro di Milano dalla ferrovia e dalla metropolitana. Il progetto propone di sviluppare e potenziare il sistema di connessione tra il centro della città e il parco nord rendendo permeabili le aree ex Carlo Erba, un tempo destinate alla produzione industriale con attività sostanzialmente interne all’isolato, fisicamente recintate rispetto alla città e non attraversabili.
Il centro dell’intera area pensato in origine come una somma di retri viene trasformato in un giardino urbano, l’intero insediamento si apre alla città, l’interno pubblico dell’area diventa uno spazio non solo di arrivo ma anche di attraversamento. Lo spazio collettivo pubblico si ibrida con quello privato. La nuova comunità non sarà completamente rinchiusa in un’enclave decontestualizzata, ma verrà coinvolta nei flussi riattivati del territorio.
Una grande sede aziendale e alcuni piccoli edifici pubblici, si insediano con 140.000 metri quadri di slp. I volumi previsti si distribuiscono a semicerchio intorno al grande vuoto centrale in corpi bassi, concentrandosi in una torre verso il fronte di Via Imbonati, che viene arretrato per mantenere una sezione adeguata rispetto alla cortina edilizia preesistente. La torre di 40 piani è la testa urbana dell’intervento, landmark urbano visibile dal centro e dall’esterno della città costruisce una gerarchia di riferimenti per l’area ed il contesto più prossimo.

The former Carlo Erba area is located in the inner part of the outskirts of Milan, in the vicinity of the second beltway, linked with the city center by railroad and subway. The project proposes to develop and strengthen the system of connection between the center of the city and the Parco Nord, rendering permeable the former Carlo Erba sites, once used for industrial production with activities largely restricted to the interior block, which was not traversable.
The center of the whole area, consisting originally of an aggregate of the backs of buildings, is transformed into an urban garden, the entire settlement is opened up to the city and the public interior of the area becomes a space not just of arrival but also of passage. The collective public space hybridizes with the private one. The new community will not be completely enclosed within a decontextualized enclave, but will be involved in the reactivated flows of the territory.
A large company headquarters and a number of public buildings will be installed with 140,000 square meters of GFA. The planned volumes are arranged in a semicircle around the large central void in low blocks, concentrated in a tower toward the front of Via Imbonati that is set back to maintain an appropriate section with respect to the preexisting screen of buildings. The 40-story tower is the urban head of the intervention, a landmark visible both from the center of the city and from outside it that constructs a hierarchy of references for the area and the immediate context.
© scandurrastudio
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Il Piano Integrato di Intervento prevede la ristrutturazione di due edifici storici, a destinazione d’uso culturale, universitario, di rappresentanza e residenziale, l’inserimento di nuove attività e la creazione di un nuovo spazio pubblico interno: ci si propone di orientare lo sviluppo dell’intorno, collegando il centro storico a parti di città di più recente urbanizzazione, potenziando gli assi a carattere commerciale e terziario. La spina dorsale dell’intervento è uno spazio pubblico aperto complesso, che sottolinea la gerarchia degli edifici esistenti e genera le articolazioni del nuovo edificio: come nella città antica si costruisce un continuo confronto estetico e funzionale tra edifici, percorsi e spazi aperti in un unico insieme. La disposizione a padiglioni dell’edificio multisala collegati da percorsi ramificati e luoghi di sosta, permette una ripartizione del volume in edifici più proporzionati al contesto, assorbiti nella porzione del lotto più interna e nascosta dell’isolato. I nuovi edifici accolgono spazi commerciali e un cinema multisala, costituito da quattro sale unite in un impianto allungato da un percorso distributivo che segue la profondità del lotto. L’ingresso del complesso è a piano terra lungo la galleria pubblica, mentre l’accesso alle sale avviene al primo piano: sollevando i volumi delle sale si consente il passaggio e l’inserimento di alcuni spazi commerciali al di sotto della galleria e delle sale di proiezione sospese.

The city’s Piano Integrato d’Intervento (“Integrated Plan of Intervention”) envisages the renovation of two historic buildings for cultural and university use, for purposes of reception and residence, along with the insertion of new activities and the creation of a new internal public space: the intention is to guide the development of the surroundings, connecting the historic center to more recently urbanized parts of the city and strengthening the axes of a commercial and service character. The backbone of the intervention is a complex open public space that underlines the hierarchy of the existing buildings and generates the articulations of the new building: as in the old city a continuous aesthetic and functional comparison is constructed between buildings, routes and open spaces, forming a single unit. The layout of the multiplex building in pavilions connected by ramified routes and places of rest permits a division of the volume into buildings more commensurate with the context, absorbed into the innermost and more concealed portion of the block. The new buildings house commercial spaces and a multiplex, made up of four movie theaters united in a layout elongated by a route of distribution that follows the depth of the lot. The entrance to the complex is in the public gallery on the ground floor, while the access to the theaters is on the second floor: raising the volumes of the movie houses permits passage and the insertion of a number of commercial spaces underneath the gallery and the suspended theaters
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Nel concorso ad inviti istituito dalla Regione Lombardia, ci siamo confrontati alla seconda fase per la progettazione del nuovo palazzo della regione con architetti internazionali come Frank Gehry, Steven Holl, Norman Foster, Ian Pei, Coop Himmelblau. L’edificio é collegato all’area Garibaldi Repubblica, nuovo polo amministrativo. Il complesso di 100.000 metri quadri di slp, comprende un auditorium per 300 persone e attività pubbliche. La strategia di intervento ha mescolato l’attività amministrativa a quella pubblica costruendo una serie di spazi pubblici in sequenza che risalgono sull’edificio sino ad arrivare a una grande terrazza pubblica. La volumetria dell’edificio si distribuisce su tre torri unite agli ultimi piani da una piastra. Il progetto vuole lasciar attraversare l’edificio dallo spazio pubblico e dalle sue attività, trasformando l’idea di palazzo chiuso alla città. L’intento è stato quello di generare un prototipo che valutasse le possibilità di nuovi spazi di lavoro e ragionasse sulle reali necessità dell’amministrazione.

In the second phase of competition by invitation held by the Region of Lombardy for the design of the new seat of regional government we found ourselves contending with architects of international standing like Frank Gehry, Steven Holl, Norman Foster, I.M. Pei and Coop Himmelblau. The building is connected to the Garibaldi-Repubblica area, the city’s new administrative center. The complex, with 100,000 square meters of GFA, comprises an auditorium for 300 people and public activities. The strategy of intervention has mixed administrative activities with public ones, constructing a series of public spaces in a sequence that climbs up the building and culminates in a large public terrace. The volumes of the building are distributed in three towers linked together on the top stories by a slab. The project aims to allow the building to be traversed by public space and its activities, transforming the idea of a structure closed to the city. The intention was to generate a prototype that would evaluate the possibility of new work spaces and take into consideration the real necessities of administration.
© scandurrastudio, FOA, Metrogramma, Luca Molinari, Ing.Domenico Insinga
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La centrale termoelettrica a ciclo combinato di Torviscosa, in fase di realizzazione, rappresenta un’occasione per realizzare una serie di ipotesi e valutazioni sulle possibilità di intervenire in contesti complessi con edifici di carattere industriale. L’ architettura di una centrale assume sempre più valore e non vuole dissimulare le caratteristiche tecnologiche del manufatto ma piuttosto integrarle e valorizzarne le potenzialità di scala. La dimensione delle apparecchiature offre la possibilità di dialogo con il paesaggio più prossimo e di generare rapporti di scala con il territorio. Il linguaggio adottato stabilisce un rapporto con le presenze industriali storiche presenti nell’area e di continuità con la piana rurale.

The combined-cycle thermal power plant at Torviscosa, currently under construction, represents an opportunity to put into concrete effect a series of hypotheses and evaluations on the possibility of intervening in complex contests with buildings of an industrial character. The architecture of the power plant assumes ever greater value and does not attempt to disguise the technological characteristics of the construction, but sets out instead to integrate them and assess the potentialities of scale. The dimension of the facilities offers the possibility of dialogue with the immediate surroundings and generating relations of scale with the territory. The language adopted establishes a connection with the historical industrial structures present in the area and a continuity with the expanse of flat rural land.
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© Sedi Vaclav