Napoli / Cercola

Il corpo antagonista
Perdita del paradigma del corpo e i labili margini dell’individuo.
L’enorme permeabilità assunta dalla pelle dell’uomo, l’intercambiabilità fra le parti del corpo e ricambi meccanici o la ricostruzione mentale e spaziale implicita nel concetto di spazio cibernetico. Coincide con lo stato frammentato, eterogeneo e illeggibile del territorio di Ponticelli e Cercola.
I margini hanno completamente invaso il centro è difficile trovare un dentro.
Continuo slittamento tra stati di terrore,divertimento e banalità.

Contesto
Lo spazio in sé coincide con le soluzioni imprecise e i tentativi di ricostruzione del luogo secondo schemi urbani canonici dell’ultima cultura urbanistica.
Un progressivo sviluppo del tessuto che partendo dai tracciati si è esteso in profondità lasciando dei vuoti di risulta, spazi retrostanti che ora attendono una risposta progettuale.
Riavviare un reale rapporto con il contesto significa re-inventarlo a partire dalle emersioni vitali dello stesso, l’esistente inespresso di Pier Paolo Pasolini ci richiama ad un’attenzione più acuta sui fragili suggerimenti dello stato di fatto , complesso organismo di percorsi avviati , programmati, incidentali deviazioni e enormi presenze paesaggistiche_geologiche.
Preservare lo stato ibrido del territorio innescando dinamiche di cambiamento endogeno, esperimenti di coltura nel campo vuoto del presente inespresso.

Connessioni
La crescita dei centri urbani autonomi ed individuabili, ovvero luoghi di insediamento di comunità che ad essi appartengono e che in essi ritrovano la propria identità non sono gli unici fattori di trasformazione del territorio.
Si è infatti consolidata una realtà metropolitana affatto diversa, costituita da ferrovie, autostrade, svincoli, stazioni, centri commerciali, ordinata e orientata da infrastrutture.
Un nuovo paesaggio viene di fatto a definirsi come città polverizzata e diffusa, fatto di frammenti, lembi di tessuti preesistenti proseguiti o interrotti. Un sistema che innerva il territorio: melma edilizia che si spalma occupando tutti gli spazi, come farebbe una colata lavica che si infila tra le maglie del territorio o si sovrappone deformandolo o trasformandolo completamente.
Alla polverizzazione dell’edificato sul territorio corrisponde una crescita del ruolo e dell’importanza delle relazioni tra le parti.
Nella città smontata il sistema dei collegamenti, delle connessioni, acquista un significato delocalizzante: non più unicamente elemento di connessione fisica tra punti, la rete di relazione assolve infatti a nuovi ruoli, sociali e collettivi, contestualizzando la vita degli individui altrove distraendo ulteriormente l’attenzione al luogo paesaggio esterno traslandolo nel luogo paesaggio interno. L’idea del progetto di procedere per definizione di spazi interclusi nella disposizione strategica di recinti che disegnano il territorio e rimangono a disposizionr di trasformazioni del territorio anche radicali.
Ritrovi, servizi per la comunità, poli scientifici e tecnologici, aziende che danno vita ad un indotto edilizio e abitativo, commerciale, sono sempre più diffusi in aree e habitat isolati o quanto meno decentralizzati dai centri urbani e innestati su contesti spesso agricoli e rurali dando a questi siti potenzialità e punti di vista finalmente inediti.
Mobilità urbana-metropolitana, mobilità locale del macro quartiere, tempi di attraversamento, diverse modalità di connessione – telefoni cellulari, parabole e i satelliti, la televisione e i mondi possibili, le scale diverse delle infrastrutture – dall’autostrada fino alla strada interpoderale – vengono considerate in questa ottica.

Recinti
La connessione con il territorio non impone una visione prototipica totalmente sganciata dalla realtà_contesto ma si propone di inserire elementi graduali all’interno di un sistema di sviluppo.
La natura ibrida di questo paesaggio richiama una riflessione sul limite tra pubblico e privato, sulle gerarchie diverse e coesistenti di questo rapporto e sull’aumento dei campi di possibilità che può essere generato dalla fusione o separazione di ambiti distinti.
Definire il presente orientare il futuro all’interno di uno sviluppo imprevedibile.

Vuoti
Nella città si accumulano le aspettative e gli ordini dei pianificatori, le problematiche, i programmi e le analisi possibili del reale che si propongono di dare dignità alla vita dell’uomo per poi dissolversi in risultati imposti e sovrapposti.
Un paesaggio misto e schizofrenico, dissociazione bilaterale delle identità fa da scenario alla vita, ai reali problemi sociali , agli sforzi e le storie personali intrecciate di migliaia di individui, a desideri e sentimenti individuali e della collettività stranamente delusa e attratta da altri modelli di vita.
Dare al vuoto la forma dei desideri rintracciare nel potenziale di sviluppo e nella necessità di cambiamento l’occasione di lasciare al luogo e alla sua vita la scelta del futuro possibile.

Sistema
Ridefinizione coraggiosa delle parti, io sono la natura e io sono la città.
Un principio progettuale che modifica il luogo tenendo conto della sua natura frammentata senza immobilizzare le parti in gioco reagendo con esse in maniera differente, mostrando volti diversi nelle diverse situazioni.
Una costruzione radicale che perde l’astrazione schematica del modello per conformarsi sul territorio e deformarsi in funzione delle condizioni reali incontrate.
Spazi collettivi
zone tematiche
Prototipi urbani
Boulevard commerciali e di servizio
Recinti sospesi

Indicazioni normative e nuove gerarchie territoriali
È stato inquadrato un territorio intermedio -un ambito- risultato della crescita di una corona di paesi limitrofi, un vuoto attraversato dall’autostrada. Le indicazioni della variante al PRG del Comune di Napoli, del PRU del Comune di Cercola, del PRU di Ponticelli e del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale si confrontano con una realtà complessa e divisa in enclavi che confinano con questo luogo.
La nostra proposta tenta da un lato di gerarchizzare le funzioni indicate con strutture urbane che rispondono alla situazione territoriale e dall’altro di rimescolare le quantità e le funzioni richieste per costruire situazioni urbane complesse. Le funzioni indicate nei documenti normativi migrano in funzione della creazione di forti gerarchie territoriali. Il concentrarsi di alcune densità corrisponde alla possibilità di lasciare l’area residuale centrale libera rispettandone la morfogenesi e la vocazione.
La cintura dei servizi che viene già indicata nel PRG di Napoli viene presa e potenziata come elemento connettivo tra le aree residenziali ad alta densità e il nuovo insediamento residenziale dell’area Ponticelli-Cercola ne prosegue le caratteristiche di servizi di pubblica utilità legandola alla stazione della linea Circumvesuviana.
Tutte le funzioni produttive in prossimità dell’area di progetto del Comune di Cercola vengono addensate all’interno del nuovo complesso che in questo modo libera il territorio a nuovi sistemi residenziali che si legano alla struttura urbana esistente sostituendosi alle interruzioni di tessuto imposte dagli insediamenti produttivi. Il nuovo complesso chiude la struttura urbana all’autostrada e propone un insediamento introverso di funzioni produttive, terziarie e di servizi a più livelli che costruisca un organismo autonomo in grado di riproporre quel rapporto diretto con il territorio partendo dal proprio interno con la logica che guida tutte le parti del progetto.
Il grande vuoto del parco, continuo attraverso l’autostrada, è inteso come un incubatore di possibili funzioni quali poli scientifici e di ricerca, università e centri per l’artigianato ad alto livello tecnologico. Il parco è visto come un tipo territoriale all’interno del quale potranno crescere sistemi e organismi di ricerca e studio caratterizzate da un insediamento a padiglione o ipogeo che continuano l’idea di un paesaggio orizzontale legato alla topografia delle pendici del Vesuvio e si dispongono e sottolineano la lenta pendenza di tutta l’area.

Il sistema ecologico ed energetico
Il rapporto con il contesto potrebbe inoltre essere inteso come funzionale ad una riconnessione forte con l’area industriale vicina stabilendo sinergie complementari con le funzioni che si potrebbero dislocare nel parco. Se ipotizziamo un grande sistema di riciclo dei rifiuti solidi urbani che coinvolga in vari modi l’intera area sud est del territorio con nodi e impianti legati alle infrastrutture nazionali che lo solcano, potremmo pensare che uno dei nodi della catena di trasformazione sia localizzato all’interno del parco nell’area di progetto: l’ipotesi è quindi di avere una struttura a carattere formativo e di ricerca, un centro studi specialistico con un indotto sociale sul contesto. Un laboratorio di eccellenza in grado di attivare dinamiche di interesse nazionale e mondiale che soddisfi le esigenze locali ma trasporti sull’area un reale e diffuso interesse. Un sistema in grado di trasfigurare i problemi contingenti in problemi aperti e reali sulle condizioni del territorio della periferia e della provincia di Napoli e sull’ambiente.

Alessandro Scandurra

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